(Lettera Napoletana) – (di Nicla Cesaro) Sei nuove trascrizioni dell’Inno del Re-Inno del Regno delle Due Sicilie, di Giovanni Paisiello (1740-1816), sono state pubblicate in e-book dall’Editoriale Il Giglio ed usciranno a giorni anche in formato cartaceo (“Inno del Re. Inno delle Due Sicilie. Sei trascrizioni per archi, violoncelli, ottoni, flauti e sax”, Editoriale Il Giglio, Napoli 2020, pp. 51, € 12).

Ne è autore il maestro Edoardo Pirozzi, giovane musicista che vive a lavora a Monaco di Baviera, ma non dimentica le radici meridionali, componente della Detmolder Kammer Orchester ed orchestrale della Berliner Symphoniker, della Nürnberger Symphoniker, e del Teatro dell’Opera di Meiningen,

La versione e-book delle trascrizioni, con introduzione in italiano ed inglese, è disponibile sulla piattaforma Amazon.it,  al prezzo di € 9.

A cavallo tra il XVII e il XVIII secolo, tutti gli Stati nazionali commissionarono a musicisti e poeti dei brani a cui affidare l’immagine eroica della Nazione stessa e dei propri governanti. Non si poteva prescindere, nella presentazione degli Stati che via via si affermavano e si espandevano nel panorama internazionale, da un inno capace di raccontare ed esaltare la Storia, la cultura, la tradizione del popolo stesso. Era l’immagine raffinata e colta, universale e comprensibile, elegante e ricercata sia nei versi che nell’espressione musicale, di valori comuni, condivisi, di orgoglio e appartenenza, non solo territoriale ma identitaria, alla propria terra, al proprio Stato.

L’inno, quindi rappresentava (e tuttora rappresenta) cultura, storia, moda, tradizione artistica e letteraria, spinte politiche e filosofiche. La Nazione in musica, in versi, in emozioni.

Ed anche il Regno di Napoli e di Sicilia, governato dalla dinastia Borbone, sotto la cui egida si svilupparono tutte le arti, per il cui volere fu costruito il più grande e bel teatro d’opera del mondo contemporaneo e per volere dei quali nei conservatori di Napoli furono istruiti tanti musicisti valenti, affidò la composizione del proprio inno ad un musicista.

Il Re Ferdinando IV, nel 1787, commissionò la composizione di un inno, definitivamente adottato come inno nazionale del Regno delle Due Sicilie solo nel 1816, ad uno dei più importanti e conosciuti musicisti dell’epoca, Giovanni Paisiello, che allora era all’apice della sua carriera musicale. Nato a Taranto nel 1740, tredicenne si trasferì a Napoli, nel Conservatorio di Sant’Onofrio, come alunno del Maestro Francesco Durante e, successivamente, del maestro Joseph Doll che lo perfezionò, soprattutto, nell’arte del contrappunto.

Nell’estate del 1763, Paisiello, giunto a Modena, debuttò con l’opera buffa “La moglie in calzoni. Le opere che seguirono presto gli fecero acquisire fama e celebrità, a tal punto che Caterina II di Russia lo volle alla sua corte. Qui, Paisiello visse una stagione di grande fama e celebrità.

Nel 1784 tornò a Napoli, poiché Ferdinando IV gli aveva offerto un incarico di ispettore degli spettacoli “seri e buffi.

Nel 1787, ottenuta anche la nomina di “Maestro della Real Camera”, fu naturale che gli fosse commissionata anche la composizione dell’Inno per Sua Maestà Ferdinando IV.

Nasce così l’Inno del Re. Solo nel 1816, anno della morte del musicista tarantino, diventa inno nazionale del Regno delle Due Sicilie e segue le vicende della dinastia Borbone-Due Sicilie, fino a risuonare dagli spalti di Gaeta come saluto solenne e mesto all’ultimo re Francesco II e a sua moglie, la regina Maria Sofia, che si imbarcavano sulla nave Mouette verso l’esilio, il 14 febbraio 1861.

L’ “Inno del Re” di Paisiello, così come quello inglese, ha un testo mutante, poiché il nome riportato nel testo cambiava ogni volta che veniva incoronato un nuovo sovrano. Qui è riportata la prima versione dell’inno, del regno di Ferdinando I delle Due Sicilie. Grazie alla seconda strofa si intende chiaramente che l’inno deve essere stato composto prima della formazione del Regno delle Due Sicilie (1816), quando i due regni (“serbi al duplice trono) erano separati in Regno di Napoli e Regno di Sicilia

Iddio conservi il Re
per lunga e lunga età
come nel cor ci sta
viva Fernando il Re!

Iddio lo serbi al duplice
trono dei Padri suoi
Iddio lo serbi a noi!
viva Fernando il Re
!

Il testo di sole due strofe, fu trovato in un fondo di spartiti del principe Folco Ruffo di Palazzolo, ambasciatore delle Due Sicilie a Torino ed in Svizzera, che, evidentemente, nelle cerimonie di rappresentanza lo faceva eseguire e cantare. 

La partitura originale, conservata nel conservatorio di San Pietro a Majella, ultimo sopravvissuto dei tanti conservatori napoletani, prevedeva l’esecuzione con due parti di canto e banda “Harmonie” (flauti, clarinetti, oboi, corni, trombe, fagotti e serpentone).

L’inno era pressoché sparito subito dopo la conquista piemontese. La damnatio memoriae con la quale si avvolse tutta la vita, lo sviluppo, la cultura del Meridione, sembrò aver fagocitato anche l’Inno di Paisiello. Non si suonava più, non se ne conoscevano le partiture e giravano, in maniera quasi clandestina, pochissime incisioni di esecuzioni: una per organo, una per coro e orchestra ed una per banda. Tutte più o meno ufficiose e amatoriali. 

Nel 2008, l’Editoriale Il Giglio pubblicò un cd con tre versioni dell’Inno del Re: per Tromba solista, per Soprano solista e per coro ed orchestra, nell’esecuzione di Nuove Armonie Ensemble (Inno del Re-Inno delle Due Sicilie, Editoriale il Giglio, Napoli 2008, € 16).

Ora le sei nuova trascrizioni del Maestro Edoardo Pirozzi renderanno l’Inno delle Due Sicilie, con la carica di animazione e di emozione che solo la musica sa trasmettere, eseguibile per tanti musicisti ed ascoltabile dal vivo per tanti appassionati di Storia delle Due Sicilie (LN146/20).

 

Ordina oraInno del Re- Inno delle Due Sicilie. Sei trascrizioni per archi, violoncelli, ottoni, flauti e sax, Editoriale Il Giglio, Napoli 2020 (pp. 51, € 12+ spese di spedizione).

Leggi la recensione de Il ROMA