(Lettera Napoletana) – Le parole hanno la forza di imporre concetti e schemi di pensiero e la “guerra delle parole” è parte della più ampia guerra psicologica che da decenni viene condotta dalla Rivoluzione.

È il punto di partenza di Guido Vignelli, noto studioso e saggista cattolico, componente del comitato scientifico della FONDAZIONE IL GIGLIO, per un’acuta analisi della manipolazione del linguaggio all’interno della Chiesa.

Lo studio riguarda il dibattito che ha preceduto il Sinodo sul matrimonio ed il Sinodo sulla Famiglia (2014-2015), concluso dalla pubblicazione dell’Esortazione apostolica di Papa Bergoglio “Amoris Laetitia” (8 aprile 2016).

Una rivoluzione pastorale. Sei parole talismaniche nel dibattitto sulla famiglia” (Tradizione Famiglia Proprietà, Roma 2016, pp. 94, prefazione di Mons. Athanasius Schneider) dimostra lo stravolgimento subito da termini correnti nel linguaggio ecclesiale come “pastorale,misericordia,ascolto,discernimento,accompagnamento,integrazione, confrontando il significato tradizionale di tali termini nell’insegnamento della Chiesa con quello dei testi del Sinodo sulla Famiglia, rilanciato dai mass-media.

Nel tempo post –conciliare la parola pastorale II è divenuta quasi onnipresente, spesso come una sorta di panacea ed un mezzo per giustificare aberrazioni dottrinali, morali e liturgiche, rileva Mons. Athanasius Schneider, Vescovo Ausiliare di Astana nella prefazione.

La pastorale – osserva Vignelli – “viene intesa non più come arte dell’evangelizzazione e del governo ecclesiale, ma come regola suprema dell’intero Cristianesimo in tutte le sue dimensioni (….) Ogni verità e legge viene quindi ammessa solo nella misura in cui è compatibile con le supreme esigenze della pastorale.

Nasce così una nuova pastorale, intesa non più come arte di convertire l’uomo a Dio accogliendolo nella Chiesa, ma come ‘pedagogia del dialogo e dell’incontro paritario’ tra la Chiesa e l’umanità.

In una seconda fase – aggiunge l’autore dello studio – questa pastorale fa un passo avanti e diventa l’arte di adeguare la Chiesa alle esigenze della modernità, inserendola nel divenire storico e nella evoluzione cosmica.

È evidente, a questo punto, che si finisca – almeno nella prassi, se non in teoria – con il sancire il primato della pastorale sulla dottrina.

Ed il nucleo, l’anima, di tale pastorale appare essere l’abusato termine misericordia. In Gesù Cristo – nota Vignelli – la misericordia è la forma che l’amore divino assume per liberare l’uomo dal peccato e salvarlo dal male.

Ma la misericordia nel suo significato tradizionale – quella che rimprovera al peccatore la sua colpa, gli richiede un sincero pentimento e gli nega un perdono preventivo – viene criticata come “paternalistica”. È la prima fase della manipolazione. Nella successiva la “misericordia” si applica non solo al peccatore, ma al peccato stesso, che “viene non tanto perdonato, quanto scusato.

La nuova pastorale osserva Vignelli – tende a concepire la parola misericordia come espressione di una carità che si pone in concorrenza o in alternativa con la verità.

Al termine di questo percorso, scandito dall’ascolto, guidato dal discernimento, caratterizzato dall’accompagnamento, con l’obiettivo di giungere all’integrazionedell’altro e del diverso”, della dottrina della Chiesa, del suo essere Magistra, oltre che Mater non rimane più nulla. Il fedele, disorientato e confuso, è stato trasbordato inavvertitamente nel relativismo assoluto.

Il meccanismo del trasbordo ideologico, realizzato mediante il linguaggio, è stato descritto con grande precisione dal pensatore cattolico brasiliano Plinio Corrêa de Oliveira nel suo “Trasbordo ideologico inavvertito dialogo”, del quale lo stesso Guido Vignelli ha curato la seconda edizione italiana (Editoriale Il Giglio, Napoli 2012, pp.127). (LN103/16).

 

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Una Rivoluzione Pastorale (1.5 MiB, 113 downloads)

08/22/2016