Pierluigi Baima Bollone

Esoterismo e personaggi dell’unità d’Italia da Napoleone a Vittorio Emanuele III

Priuli & Verlucca, Torino 2011, pp.304

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La matrice settaria ed iniziatica dei protagonisti e degli ispiratori del cosiddetto Risorgimento è l’oggetto della documentata ricerca di Pierluigi Baima Bollone, noto studioso della Sacra Sindone, professore di Medicina legale all’Università di Torino.

Esoterismo e personaggi dell’unità d’Italia. Da Napoleone a Vittorio Emanuele III (Priuli & Verlucca, Torino 2011, pp.304) ricostruisce con l’apporto di una solida documentazione l’appartenenza massonica o iniziatica di D’Azeglio, Cavour, Garibaldi, Mazzini, Costantino Nigra e dei sovrani sabaudi da Carlo Alberto in avanti.

Secondo lo studioso piemontese, pur non essendo personalmente affiliato alla massoneria (ma lo erano molti suoi collaboratori, come Costantino Nigra, che divenne nel 1861 Gran Maestro del Grande Oriente d’Italia), Cavour condivise totalmente il disegno della setta di impadronirsi di Roma per indebolire la Chiesa cattolica, favorendola “per calcolo politico”. Ed è a lui che i massoni torinesi pensarono di affidare la carica di Gran Maestro.

Di particolare interesse, per comprendere in quali ambienti sia stato elaborato il disegno dell’unificazione dell’Italia, é la chiave della numismatica utilizzata da Baima Bollone.
Monete e medaglie, in un’epoca nella quale non esisteva ancora la fotografia o cominciava a muovere i primi passi, funzionavano da mass-media e veicolavano simboli. Napoleone Bonaparte e diversi sovrani sabaudi, fino a Vittorio Emanuele III, possedevano importanti collezioni di monete ed erano esperti di numismatica.
La prima volta che il nome Italia viene usato per designare un’entità politica è appunto su una moneta in epoca pre-risorgimentale, nel 1801-1802. Si tratta del “marengo”, moneta coniata per celebrare la vittoria di Napoleone Bonaparte contro gli austriaci nelle campagne di Marengo (Alessandria), il 14 giugno 1800. Vi appare la scritta “L’Italie delivrée a Marenco” (L’Italia liberata a Marenco). Con l’occupazione del Piemonte da parte dei rivoluzionari francesi nel 1800 nasce la Repubblica della Gallia Subalpina che conia, oltre al marengo, monete che recano il simbolo del triangolo “simbolo massone di derivazione alchemica ed ermetica”, oppure l’archipenzolo (triangolo isoscele dal quale pende un filo a piombo), altro simbolo della massoneria. Per Baima Bollone “quasi tutti i famigliari di Bonaparte e i principali componenti della sua cerchia sono stati iniziati”. Quanto a lui, “vi sono numerosi indizi che fosse massone”.

Il filo rosso dell’esoterismo, le pratiche occultistiche e lo spiritismo, collegano tra loro i principali artefici del processo di unificazione dell’Italia.

Massimo d’Azeglio praticava lo spiritismo, che diffondeva nelle lettere agli amici.

Giuseppe Mazzini era Maestro della Carboneria, alla quale era stato iniziato nel 1827, e «difficilmente poteva non essere iniziato in massoneria». Il fondatore della Giovine Italia era in «straordinaria affinità intellettuale» con Helena Blavatsky (1831-1891), una spiritista, poi fondatrice della Società Teosofica, legata anche a Garibaldi.
La Blavatsky – secondo diverse testimonianze – combatté a Mentana tra le fila dei garibaldini contro l’esercito pontificio, rimanendo anche ferita. In una celebre conferenza alla Società Teosofica nel 1907 Mazzini fu presentato come una “importante figura dell’occultismo italiano”.

Interessanti anche le notizie riportate a proposito degli studi sul fenomeno medianico compiuti da Cesare Lombroso, più noto per le sue ricerche volte ad identificare le caratteristiche anatomiche del tipo-criminale, iniziate sui “briganti” meridionali mentre era medico militare delle truppe piemontesi di occupazione nel 1860 e proseguite in anni successivi anche sui malati mentali e sui detenuti nei manicomi criminali. Basandosi sulla misurazione e sulla conformazione ossea del cranio[1], il padre dell’antropologia criminale concluse che i “briganti”, cioè chi aveva combattuto contro l’esercito piemontese in difesa della propria patria, erano in realtà soggetti asociali geneticamente orientati alla violenza e al crimine, prodotto di un processo involutivo della specie che riportava all’uomo primitivo ed ai primati.

Riferisce Baima Bollone che Lombroso nutrì grande interesse anche per i fenomeni paranormali, per le sedute spiritiche e per le manifestazioni dei medium, tanto da aggiungere una sezione apposita alla rivista scientifica che aveva fondato e che dirigeva.
La sua attenzione per lo spiritismo, pur avendo evidenziato alcuni trucchi utilizzati – ma “inconsciamente”! – da medium come la famosa Eusapia Palladino, più volte sorpresa in flagrante e ciò nonostante seguita da nobili ed accademici di mezzo mondo, ben lungi dall’avere carattere critico, contribuì ad accreditare sul piano scientifico lo studio di tali fenomeni, prima appannaggio di ciarlatani e praticoni.

Nella sua ricerca Baima Bollone sceglie il cosiddetto “metodo avalutativo” e non esprime giudizi di valore sul cosiddetto Risorgimento, ma si limita ad allineare documenti che offrono significative conferme e nuovi elementi a chi, invece, intende giudicare sulla base degli elementi informativi.
Il lavoro dello studioso piemontese, che non si può neanche definire ostile al cosiddetto Risorgimento, segue le approfondite ricerche di Cecilia Gatto Trocchi (Il Risorgimento esoterico, Mondadori 1996) e di Antonella Grippo (L’avanguardia esoterica, Literalia 1997).

Va detto peraltro che la sua definizione dell’esoterismo come “una sorta di corto circuito intellettuale del pensiero verso verità diverse da quelle materiali immediate” non è solo riduttiva ma errata. L’esoterismo, infatti, è il modo per trasmettere agli iniziati la contro-visione del mondo elaborata dalle sette. La religione cattolica non conosce alcun esoterismo. La dottrina della Chiesa, fondata da Gesù Cristo per trasmettere l’insegnamento da lui dato agli Apostoli, non è segreta e la possibilità di ascesi al Mistero, il cuore di Gesù, è offerta a tutti tramite la vita spirituale. La porta d’ingresso alla Chiesa è il battesimo e non un’iniziazione esoterica.

 


[1] L’impressionante collezione di centinaia di teschi, tra i quali quelli dei cosiddetti briganti meridionali sono la maggioranza, è visibile al Museo torinese dedicato a Lombroso, riaperto al pubblico nel 2009 tra le opere “celebrative” del 150° anniversario dell’unificazione. Tra essi, spicca il teschio di Giuseppe Villella, originario di Motta S. Lucia (Catanzaro), morto in carcere nel 1872, a 69 anni, sospettato di brigantaggio e condannato per furto e incendio.

Sottoposto ad autopsia da Lombroso, il cranio di Villella presentava una particolare conformazione in prossimità della nuca, con una “fossetta occipitale mediana” che, mentre è sempre presente nei primati, più spesso nell’uomo non si presenta concava.

Lombroso credette così di aver dimostrato che «la natura del delinquente, doveva riprodurre ai nostri tempi i caratteri dell’uomo primitivo giù giù sino ai carnivori» (1906), vale a dire che il “delinquente nato” – prototipo dei briganti e condizione diffusa in generale nel Meriodione – era effetto di una regressione a stadi evolutivi precedenti. Studi scientifici hanno poi dimostrato che tale conformazione è diffusa anche nella specie umana e che, ovviamente, nulla ha a che fare con i “delinquenti-nati e i pazzi morali”. Oggi le teorie di Lombroso, destituite di ogni credibilità, sono considerate pseudoscientifiche.