Massimo Viglione

Libera Chiesa in Libero Stato? Il Risorgimento e i cattolici: uno scontro epocale

Città Nuova, Roma 2005, pp. 272

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Il testo che segue è un’intervista rilasciata all’agenzia Zenit (www.zenit.org), il 19 febbraio 2006, dal prof. Massimo Viglione, docente di Storia Moderna presso l’Università di Cassino e l’Università Europea di Roma ed autore del testo.

 

Perchè questo libro? E quali sono le conclusioni a cui è giunto?

R: Gli studi sulla storia del processo unitario italiano hanno avuto una vera rinascita di interesse negli ultimi venti anni; decine di pubblicazioni, convegni, interviste hanno aperto nuovi scenari nella conoscenza storica degli italiani. Per la prima volta vari studiosi ed esperti, anche di differenti tendenze ideologiche, hanno voluto approfondire la tematica risorgimentale con serenità ma anche con sincerità, cioè senza il solito velo adulatorio e rifuggendo dalle banalizzazioni che negli ultimi 150 anni le scuole storiografiche dominanti – la liberale, la nazionalista, la marxista, la catto-progressista – hanno imposto in maniera acritica quando non fanatica.

Ne è scaturita una rivisitazione intelligente e veritiera dell’intero movimento risorgimentale e delle sue conseguenze – in pratica dell’intera storia italiana degli ultimi due secoli – che ha affascinato e continua a coinvolgere un vastissimo numero di lettori non supinamente accasciati sulla “vulgata” dei giacobini prima e dei quattro padri della Patria poi, buoni e santi, e degli insorgenti prima e di Pio IX e dei Borboni e dei “briganti” meridionali poi, brutti e cattivi. Questo libro, che si incentra specificamente sulla guerra che il movimento risorgimentale ha mosso contro la Chiesa Cattolica – dalle origini settecentesche fino agli inizi del XX secolo sotto la zavorra del fanatismo antireligioso massonico – fornisce il quadro generale dell’intero fenomeno come finora non era mai stato presentato, arricchito dalle più recenti acquisizioni della suddetta storiografia. Per il lettore non esperto ma sereno idealmente, le sorprese non saranno poche, e forse qualcuna anche un po’ amara… Ma è il prezzo della verità!

Sarebbe stato possibile realizzare l’Unità d’Italia senza una guerra tra Savoia e Santa Sede?

R: Certo, è ovvio. Sarebbe bastato fare la cosa più logica e sensata: fondare il nuovo Stato unitario sulle radici identitarie degli italiani, che affondavano – e affondano tutt’oggi, nonostante tutto – sui precedenti 15 secoli di storia cristiana.
Invece, si volle procedere in maniera antitetica alla logica per evidente fanatismo anticattolico: si condusse una guerra secolare contro la Chiesa e la fede degli italiani, in pratica contro la stessa identità religiosa, civile e culturale di quelle popolazioni che si volevano riunire in un unico nuovo Stato. È, appunto, il “fare gli italiani” di dazegliana memoria.
Il problema è che gli italiani già c’erano, da secoli. E infatti, quando dimostrarono di non essere d’accordo con le élites unitariste e anticattoliche, furono sterminati, come nel caso degli insorgenti prima e dei cosiddetti “briganti” meridionali poi. Un numero di gran lunga maggiore di 100.000 italiani dovettero pagare con la vita e con la rovina economica il prezzo della loro fedeltà alla Chiesa e ai propri secolari legittimi sovrani. Molti di coloro che restarono, furono poi costretti ad emigrare per non morire di fame. E si tratta di milioni di persone, come ben sappiamo.
Non dimentichiamo che il nostro è l’unico popolo dell’Occidente che negli ultimi due secoli, quelli successivi alla Rivoluzione Francese e all’instaurazione del concetto moderno di democrazia, ha subito ben tre guerre civili. Che sembrano ancor oggi tutt’altro che finite nell’animo di molti italiani…

È esistito un risorgimento cattolico?

R: È esistito, in quanto la Chiesa Cattolica non ha mai insegnato che l’Italia non potesse assumere forme politiche e istituzionali unitarie. Lo stesso atteggiamento di Pio IX in occasione del 1848 lo dimostra ampiamente. Pio IX cambiò giudizio sul movimento unitario quando si rese conto che lo scopo dei Savoia non era fare la confederazione degli Stati preunitari con a capo il Papa – vale a dire una forma istituzionale e politica rispettosa delle radici identitarie italiane – come previsto dal progetto neoguelfo, bensì conquistare quanto più possibile della Penisola a danno degli altri legittimi sovrani.
Ma soprattutto quando si rese conto che i vari Mazzini, Garibaldi e perfino lo stesso Gioberti altro non volevano che un’Italia repubblicana e non solo senza Papato, ma definitivamente decristianizzata. Allora, dinanzi a ciò, il papa che per primo aveva simpatizzato non con il liberalismo – dottrina sempre condannata dalla Chiesa – ma con l’idea di un’Italia cattolica e confederale, divenne il primo avversario – o meglio, la prima vittima – di quel movimento che aveva come scopo ultimo la scristianizzazione degli italiani.

Nel libro lei sostiene che obiettivo dei radicali e degli anticlericali era quello di sovvertire la Chiesa, indicata da alcuni come “vecchio cancro”, e sradicare il cattolicesimo dall’Italia; e che questo progetto ha una continuità nel regime fascista e nelle forze laiciste post Seconda Guerra Mondiale. Può illustrarci meglio questo suo punto di vista?

R: Come molti storici hanno ormai asserito nei loro studi, penso a un Ernesto Galli della Loggia o a un Emilio Gentile, ma non solo, proprio l’ideologia giacobina e nazionalista allo stesso tempo del movimento risorgimentista ha aperto la strada allo sviluppo dei totalitarismi nell’Italia del XX secolo.
Il fascismo non ha specificamente combattuto la Chiesa, ma ha tentato di cambiare gli italiani, di creare il “nuovo italiano”; come lo stesso Mussolini spesso dichiarava – e Giovanni Gentile con lui – il fascismo era in fondo il più coerente esito del tentativo di “fare gli italiani”: cioè, del Risorgimento. E si trattava di un italiano non cattolico, evidentemente…
Quanto alle forze laiciste – sia liberali che marxiste e radicali – … beh, lo possiamo ben vedere non solo in tutto il processo di scristianizzazione attuatosi dopo il 1968, ma anche oggi ogni giorno nella vita politica quotidiana: le sembra che la Chiesa Cattolica, le gerarchie ecclesiastiche, i cattolici in genere, possano dire oggi di vivere in una società che, non dico si ispiri, ma almeno rispetti le radici cristiane dalle quali l’Europa e l’Occidente sono nati e hanno sviluppato la loro millenaria civiltà?
Come negare che proprio in questi giorni stiamo assistendo a un ritorno di quegli atteggiamenti anticlericali – l’anticlericalismo è sempre il preludio, il primo inevitabile passo, di ogni forma di anticristianesimo – con un inquietante crescendo di toni e anche di azioni contro la Chiesa e la sua dottrina, come anche gli ultimi due pontefici hanno ripetutamente denunciato? E allora la domanda si pone spontanea: dove trovare la sorgente di questo veleno mai esaurito?
Per quanto riguarda l’Italia, la risposta è ovvia: proprio in quello spirito anticattolico di cui era colma l’ideologia e la prassi politica delle élites liberali, giacobine e repubblicane che hanno realizzato l’unificazione italiana. Unificazione, appunto, e non unità. Lo possiamo costatare oggi ogni giorno nella vita politica della società italiana.