Logo_CompraSudIl Progetto CompraSud è un patto tra produttori  e consumatori del Sud per il Sud, fondato sulla comune identità culturale dei produttori e dei consumatori meridionali.

La formula è molto semplice: attraverso un circuito virtuoso, predisposto e favorito dall’opera della Fondazione Il Giglio, il consumatore meridionale privilegia nelle sue scelte di acquisti le imprese del Sud e le aziende che aderiscono al Progetto CompraSud offrono vantaggi, sotto forma di sconti o di agevolazioni ai Soci della Fondazione Il Giglio ed ai clienti veicolati dal nostro circuito di informazione.

La seconda fase vedrà la costruzione di una rete di imprese che facciano squadra, rendendo conveniente una logica collaborativa tra diversi settori produttivi.

Il Progetto CompraSud è un patto di reciproca convenienza, fondato sulla collaborazione sinergica tra chi produce e chi acquista, finalizzato alla crescita dell’economia del Sud e allo sviluppo auto-propulsivo.

 

RITROVARE L’IDENTITÀ CULTURALE E IMPRENDITORIALE

L’idea nasce dalla consapevolezza storica e culturale che sono false sia l’immagine debole di un Sud misero e arretrato, che a tutti noi è stata inculcata dalla cultura scolastica, sia l’immagine ancora più meschina che la cultura corrente ci propone di un Sud inerte, immobile, radicato nell’assistenzialismo, nella politica dell’emergenza e nell’economia di corto respiro, buono solo come mercato di sbocco dei prodotti del Nord.

Al contrario, fino al 1861 il Sud ha avuto una storia di industrializzazione vincente, di slancio imprenditoriale e commerciale che aveva portato le produzioni delle Due Sicilie in tutto il mondo, come documentato dalle ricerche di Stéphanie Collet, storica della finanza dell’Universitè Libre di Bruxelles, del CNR, della Banca d’Italia (cfr. I peggiori 150 anni della nostra storiaEditoriale Il Giglio 2012)

Queste ricerche dimostrano che la decadenza del settore industriale meridionale e l’involuzione economica sono iniziate dopo l’unificazione d’Italia, dopo il frazionamento e la svendita delle grandi industrie a partecipazione statale del Regno delle Due Sicilie, dopo che il sistema fiscale ha strangolato l’impresa privata, dopo che l’imposizione tributaria ha immiserito i Meridionali, costringendoli di fatto un’economia della “mano stesa” e all’emigrazione.

Sostanzialmente, la situazione ancora oggi non è cambiata.

Il Sud è penalizzato dal cosiddetto “sistema Italia” in tanti aspetti – pensiamo soltanto al gap infrastrutturale –   e sul piano economico lo è in maniera pesantemente drammatica.

Nel Mezzogiorno le famiglie sono più vessate dal fisco, a causa delle pesanti addizionali imposte da Regioni e Comuni; nel 2015, ben 8 città del Sud erano in testa alla classifica delle città italiane per ammontare delle tasse sulla famiglie. 

Il Sud è l’unica regione europea debancarizzata, cioè priva di una banca di dimensioni medio-grandi che abbia testa e cuore radicati sul territorio. E questo spiega perché l’accesso al credito sia praticamente impossibile per gli imprenditori meridionali e perché le banche che raccolgono il risparmio dei Meridionali lo investano quasi esclusivamente al Nord, restituendo alle nostre regioni soltanto le briciole.

La spesa dei Meridionali in prodotti di consumo, che  raggiunge i 72 miliardi di euro, per il 90% circa ritorna al Nord e fuoriesce dal circuito economico del Sud, costituendo un’economia da colonia.

 

GUARIRE DAL “COMPLESSO DI INFERIORITÀ”

È necessaria una trasformazione culturale e imprenditoriale: il Sud deve fare squadra e sistema con se stesso.

Si tratta di recuperare la nostra identità culturale, anche in campo industriale, e di guarire dal “complesso di inferiorità” che come consumatori ci costringe ad acquistare i marchi pubblicizzati del Nord o esteri, e come imprenditori ci costringe a pensare in piccolo, in termini concorrenziali pensando di riuscire a “sfondare” da soli.

La carta vincente, invece, è recuperare e valorizzare la sapienza ed il valore delle nostre produzioni, delle tante eccellenze meridionali – che non sono solo in campo alimentare o turistico – e “fare rete” tra imprese del Sud.

Lo abbiamo già fatto, la nostra storia ci dice che il Sud ha energie, idee ed esperienza per tracciare una propria strada di ripresa economica e di sviluppo.

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