(Lettera Napoletana) A Napoli si voterà per le elezioni amministrative tra aprile e giugno 2027. Gaetano Manfredi (Pd) eletto a ottobre 2021 (ha beneficiato dell’allungamento dei termini deciso dal Ministero degli Interni) ha aperto la campagna elettorale con un articolo sul Corriere del Mezzogiorno (25.8.2026) in cui anticipa “l’agenda di domani” se verrà rieletto.
L’inizio è un’ammissione di colpa: «per troppi decenni la città è apparsa immobile, e incapace di cogliere i cambiamenti sociali ed economici, ogni possibile idea che guardasse al futuro è stata bocciata o ostacolata dal furore ideologico o post ideologico».
LACRIME DI COCCODRILLO
Dal 1975 al 2026 la sinistra a cui Manfredi appartiene ha governato Napoli per 41 anni su 51. Pci, Pds, Ds, Rifondazione comunista, Comunisti italiani, socialisti, socialdemocratici, Dema di Luigi De Magistris (per 10 anni sindaco), M5S, hanno prodotto i risultati di cui parla Manfredi. «Analizzare perché tutto ciò sia accaduto nell’arco degli ultimi 30 anni – scrive il sindaco uscente – aprirebbe un altro interessante dibattito”, ma dice di ritenere “più utile spiegare l’approccio che in questi anni quattro anni e mezzo di mandato abbiamo adottato” (…) e abbozzare l’agenda di domani».
Quello che è accaduto è una Napoli che è al di sotto degli standard europei in tutti i servizi essenziali (raccolta rifiuti, trasporti, viabilità, illuminazione, decoro urbano, servizi sociali), una città priva di un progetto di sviluppo, in regresso demografico, passata da 1 milione e 212 mila abitanti nel 1981 a 908 mila nel 2025, perdendo il 25% dei residenti (Censimenti ISTAT- Comune di Napoli).
Quanto all’analisi delle cause è piuttosto semplice: Napoli è stata governata da una classe politica ideologicamente orientata, senza radici nella sua storia e le sue tradizioni, subalterna ai partiti nazionali che ne hanno quasi sempre selezionato i leader, e tecnicamente scadente, più scadente di quella del resto dell’Italia. È la classe politica che ha espresso la sinistra marxista e post-marxista. A Manfredi basterebbe guardarsi intorno per capire perché la città “è rimasta immobile”. Le sue sono le lacrime di coccodrillo di una sinistra che, come si dice a Napoli con una colorita espressione, “chiagne e fotte”.
LA GRANDE NAPOLI METROPOLITANA
«La prospettiva della città – scrive Manfredi – deve essere su scala metropolitana, guardando a una Grande Napoli che oltrepassi anche i confini della città metropolitana, sviluppando servizi e infrastrutture».
Nella Città Metropolitana di Napoli, che comprende 92 Comuni, risiedono quasi 3 milioni di persone. Il perimetro dell’“area metropolitana” di Napoli è più indefinito perché può comprendere anche Salerno, Avellino e Caserta, Comuni che gravitano per economia e funzioni su Napoli. Includendo questi Comuni si arriva a 3,7- 4 milioni di residenti.
È un’area ad altissima densità di residenti (2500 abitanti per km², la più alta d’Italia), con uno sviluppo urbanistico disordinato, priva di infrastrutture servizi e con interi quartieri-dormitorio. Dotarla di infrastrutture adeguate richiede risorse ingenti e l’intervento indispensabile del Governo.
Difficile pensare che la classe politica locale, che con i partiti nazionali mantiene un antico rapporto di scambio (gestione delle risorse disponibili in cambio del sostegno), sia in grado di ottenerle. «La scelta di finanziare con nostre risorse la Linea 10 della Metro fino all’Alta Velocità di Afragola va proprio in questa direzione», scrive il sindaco Pd.
La Linea 10 della Metro (3.1 miliardi di costi previsti ad oggi) a regime prevede di collegare un bacino di 650 mila abitanti, in quattro Comuni (Afragola, Casoria, Casavatore e Napoli), con 6,5 km di linea su un asse Nord-Sud che taglia fuori gli altri Comuni.
I cantieri, se tutto andrà bene saranno aperti a fine 2027, la conclusione dei lavori della prima tratta, dalla futura stazione dell’aeroporto di Capodichino della Metro linea 1 di Napoli alla Stazione ferroviaria, si ipotizza tra il 2031 e il 2032. Per la conclusione dell’opera non c’è neanche una previsione e non ci sono i finanziamenti.
NAPOLI E IL SUD, UN HUB PER LE MERCI
Ma qual è il “progetto di città” di Manfredi? Non è diverso da quello che Governi di sinistra e centrodestra hanno tracciato da qualche anno con la consulenza dei lobbisti di The European House Ambrosetti, nome aggiornato dello Studio Ambrosetti di Milano che organizza annualmente un convegno intitolato “Verso Sud” (cfr. LN171/23 “Sud: cambiano i Governi, resta la colonizzazione), sponsorizzato da Intesa-Sampaolo, dove si detta la linea a una classe politica pronta alla nuova colonizzazione.
Napoli e il Sud dovrebbero essere soltanto un hub (centro di smistamento) delle merci europee da e per l’Africa. Il potenziamento relativo delle linee di trasporto è pensato in questa prospettiva.
Il nodo vero dello sviluppo, cioè il ritorno di Napoli alla sua funzione direttiva, la presenza di centri decisionali, di imprese, di banche non è previsto. Il destino tracciato dalle lobby del Nord e dai Governi tutti, è quello di ridurre Napoli a un efficiente snodo di transito per le merci. A questo si aggiunge il ruolo di attrattore di un turismo a basso costo, compatibile con la dotazione di aeroporti del tutto insufficiente, che non si pensa di ampliare. Il progetto di un aeroporto intercontinentale a Grazzanise è stato affossato anche quello dalla sinistra che ha governato la città, con Antonio Bassolino sindaco e poi Governatore della Campania.
Manfredi cerca nel suo articolo-manifesto elettorale di mischiare le carte e parla di una Napoli come «città internazionale (…) valorizzando la leva del capitale umano, dell’innovazione e della formazione universitaria eccellenza» (…) «per realizzare un grande polo di industria e servizi ad alto tasso tecnologico».
Ma sono soltanto slogans. L’innovazione tecnologica di cui Manfredi si vanta, sarebbe la Apple Academy di San Giovanni a Teduccio. Qui giovani napoletani e di altre nazioni sviluppano app e prodotti digitali per la multinazionale dell’informatica Apple.
Talento, innovazione e valore aggiunto sono conferiti all’impresa americana. La Academy è solo una sede periferica di Apple, che utilizza strutture dell’Università Federico II e gode di borse di studio per gli iscritti finanziate dalla Regione Campania. Su 972 iscritti tra il 2022 e il 2025, gli stranieri erano 321. Con modelli come questo non c’è sviluppo autopropulsivo, non c’è sviluppo vero possibile.
L’ISTAT indica la provincia di Napoli tra i principali territori italiani di partenza per l’estero e per il Centro Nord. Tra il 2015 e il 2024 dalla provincia di Napoli sono partiti da 13mila a 17mila giovani tra i 18 e i 34 anni.
È una mistificazione quindi il passaggio dell’articolo di Manfredi, che tenta di confondere il potenziamento delle reti di trasporto ferroviario, funzionale al ruolo di hub assegnato a Napoli, con un ruolo “decisionale” della città.
«In Italia bisogna utilizzare la leva dell’Alta Velocità. L’asse Napoli-Roma significa determinare un nuovo baricentro dello sviluppo e del potere decisionale a partire dal Centro-Sud del nostro Paese», scrive il sindaco uscente.
Ma che c’entra l’Alta Velocità con le funzioni decisionali, che Napoli non riveste dall’unificazione in poi? In che modo l’Alta Velocità può restituirci le direzioni delle imprese, le banche, i centri economici?
Le poche eccellenze imprenditoriali di Napoli sono state penalizzate da Manfredi e la sua Giunta. Valga l’esempio della SSCN Napoli. Alla richiesta di autorizzazione per edificare un nuovo stadio, fondamentale per competere con i grandi club europei, nella zona di Poggioreale, la società si è vista opporre un rifiuto.
È stato scoraggiato ogni tentativo di realizzare un nuovo impianto. La Giunta Manfredi non vuole rinunciare a gestire la fetta di potere costituita dalla gestione dello stadio di Fuorigrotta. Nessuna agevolazione è stata accordata al club, mentre a Milano la Giunta Sala ha incoraggiato e favorito l’acquisto da parte di Milan e Inter del vecchio stadio Meazza e delle aree circostanti.
L’accettazione del sottosviluppo, di un ruolo secondario e subalterno per Napoli è il nodo centrale del programma del possibile secondo mandato di Manfredi,
Che cosa resta della sua “agenda futura”? Forse l’annunciato «completamento della manutenzione del patrimonio arboreo che stiamo portando avanti».
Ma la Villa Comunale di Napoli, l’ex Real Passeggio di Chiaia, è impraticabile da giugno 2024, la sua riqualificazione è attesa dal 2019. Manfredi e la sua Giunta non sono stati capaci di fare neanche questo. (LN190/2026)