Verita della Storia


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La Repubblica di Napoli la fecero i francesi

La Repubblica di Napoli la fecero i francesi . Che cosa fu davvero la repubblica giacobina del 1799, nota come “Repubblica Partenopea”? Un’esperienza di governo durata sei mesi,di un gruppo assai ristretto di intellettuali affascinati dalla rivoluzione francese e formati in massima parte nelle logge massonica che si impadronì del potere grazie alle armi francesi e fu sconfitta dalla reazione del Paese reale (non solo il popolo dei lazzari, ma anche borghesi, clero e nobili). Fu un’esperienza sanguinosa, che scatenò una feroce repressione contro chi rifiutava quell’esperimento ideologico estraneo alla tradizione ed alla cultura delle Due Sicilie. Sulla cosiddetta Repubblica Partenopea riportiamo la risposta ad un lettore del giornalista Paolo Granzotto pubblicata su “Il Giornale” di giovedì 20 settembre 2007. «Egregio Granzotto, in una trasmissione radiofonica inerente alle celebrazioni garibaldine ho udito dire che una volta instaurata la repubblica del …

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La leggenda della Pizza Margherita

La leggenda della Pizza Margherita   La leggenda dell’invenzione della pizza “Margherita” rientra nell’oleografia risorgimentale ed unitaria. Ripetuto acriticamente da mass-media superficiali e conformisti, sfruttato commercialmente da un locale a Napoli, i cui titolari non hanno nessun rapporto né con l’origine di questa varietà di pizza, né con il proprietario che ha dato il nome al locale, quello della “Margherita” è diventato un luogo comune. L’invenzione della “Margherita” viene datata all’estate 1889, durante un soggiorno a Napoli di Umberto I di Savoia. Ecco, sintetizzata, la leggenda: «Un pizzaiolo napoletano, Raffaele Esposito e sua moglie, prepararono la famosa pizza con pomodoro e mozzarella in onore della regina Margherita, moglie di Umberto I re d’Italia. Il pizzaiolo e sua moglie su richiesta della regina margherita prepararono tre pizze: una con la mustinicola, una alla marinara e una pizza con il pomodoro, la …

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Un primato medico sconosciuto

Molto avanzato in campo medico, il Regno delle Due Sicilie annovera tra i propri primati anche quello della diffusione della Omeopatia. A far conoscere a Napoli questo metodo terapeutico – nato dagli studi del medico tedesco Samuel Friedrich Christian Hahnemann (1755-1843) – furono i medici militari dell’Esercito asburgico, che nel 1821 intervenne su richiesta del re Ferdinando I per contrastare la minaccia dei liberali. Uno di essi, il dottor Jiří  Necker, di Melnik  (Boemia), aprì a Napoli un ambulatorio omeopatico ed istruì i primi medici omeopatici.  Tra essi c’era il medico di Corte della Regina Maria Amalia, Francesco Romani.  “Possiamo considerare Romani il primo medico omeopatico italiano” (1). Napoli fu dunque la prima città italiana a sperimentare l’Omeopatia, e tra le primissime in Europa. Le origini di questa Scuola di  medicina vengono datate intorno al 1790 in Germania,  da dove …

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La “spedizione dei Mille”

La “spedizione dei Mille”   La spedizione dei Mille costituisce tuttora uno dei capisaldi della mitologia risorgimentale. Lo sbarco di Garibaldi a Marsala (11 maggio 1860) viene ancora presentato come un’impresa generosa quanto disinteressata, promossa con pochi mezzi e molto “entusiasmo patriottico”. In realtà si trattò di un piano programmato da tempo per gli interessi di una potenza straniera nemica del Regno della Due Sicilie come la Gran Bretagna, che fu organizzato con l’apporto decisivo della massoneria. Per quest’ultima, infatti, i Borbone di Napoli costituivano l’ostacolo principale all’obiettivo della distruzione dello Stato Pontificio. Storici come Giacinto de’ Sivo (cfr. la sua Storia delle Due Sicilie dal 1847 al 1861) denunciarono da subito il complotto della massoneria e delle potenze straniere contro le Due Sicilie mentre la nuova storiografia critica del cosiddetto Risorgimento ha aggiunto negli ultimi anni importanti contributi di …

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Giovanni Paisiello
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Inno delle Due Sicilie

L’ Inno delle Due Sicilie     « Iddio conservi il Re per lunga e lunga età come nel cor ci sta viva Fernando il Re. Iddio lo serbi al duplice trono dei Padri suoi. Iddio lo serbi a noi, viva Fernando il Re. »   Il testo citato è tratto da una partitura datata tra il 1835 ed il 1840, destinata alla principessa Eleonora Galletti di Palazzolo, moglie del diplomatico Folco Ruffo di Calabria, ambasciatore napoletano a Torino. La partitura prevede l’esecuzione con due parti di canto: soprano e basso. Gli strumenti sono: flauti, clarinetti in do, oboi, corni in fa, trombe in do, fagotto e serpentone (antico strumento simile ad una canna d’organo). Più volte è stato sollevato il problema del testo dell’Inno del Re, di Giovanni Paisiello. Secondo diverse fonti l’Inno non aveva precisamente un testo e …

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Garibaldi, un mito inglese – 3

Garibaldi, un mito inglese   La costruzione del mito di Garibaldi meriterebbe uno studio approfondito. Che in essa abbia avuto un ruolo determinante la massoneria alla quale Garibaldi apparteneva con il grado di Gran Maestro, è rivendicato dalla stessa setta. «La sua appartenenza alla massoneria – ha affermato in una conferenza stampa il prof. Aldo Alessandro Mola, docente di Storia Contemporanea all’Università di Milano e storico “ufficiale” della massoneria – garantì a Garibaldi l’appoggio della stampa internazionale, soprattutto quella inglese, che mise al suo fianco diversi corrispondenti, contribuendo a crearne il mito, e di scrittori come Alexander Dumas, che ne esaltarono le gesta» (Ansa, 4.7.2009). «Per riproporre la sua figura al centro della cultura del Paese – ha aggiunto lo storico della massoneria – il rito scozzese ha investito molto negli ultimi anni» (Ansa,4.7.2009). Al seguito della spedizione di Garibaldi, …

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Gen. Francesco Landi
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A proposito di Garibaldi – 2

Ancora una risposta di Granzotto ad un lettore dà la possibilità di aprire un nuovo spiraglio su come fu fatta l’unità d’Italia e su chi furono gli “eroi” che la storiografia ideologica ci ha tramandato. L’articolo di Ruggiero Guarini al quale il lettore fa riferimento nella sua domanda, è stato pubblicato il 15.12.2007 sul Corriere del Mezzogiorno, a commento della manifestazione di chiusura delle anticelebrazioni del bicentenario garibaldino, tenuta a Napoli il 14 dicembre.    La vera cronaca sull’Eroe dei Due Mondi     Caro e stimatissimo dottor Granzotto, spero stia di buon umore ed in grande spolvero, ché ho trovato qualcosa di interessante sul Nostro Eroe. Leggendo un bel pezzo di Ruggero Guarini sui neo-borbonici, ho appreso che in un articolo apparso sulla gazzetta «Piemonte» del 1860, così s’apostrafavano le imprese del Mitico. «Le imprese di Garibaldi nelle Due …

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A proposito di Garibaldi – 1

A proposito di Garibaldi   Le celebrazioni per il bicentenario della nascita di Giuseppe Garibaldi (1807-2007) sono state l’occasione per riproporre un’immagine agiografica e stereotipata del cosiddetto “eroe dei due mondi”, partendo dalla convinzione che sul personaggio sia stato già detto tutto e che nulla sia possibile aggiungere. In realtà, ciò che è stato ripetuto negli ultimi centocinquanta anni è per lo più il frutto di una visione ideologica della figura di Garibaldi, costruita a tavolino per accreditare e sostenere, sul piano del diritto internazionale prima e su quello storico poi, l’“impresa dei Mille”. E per conseguire questo obiettivo non sono state risparmiate manipolazioni, adattamenti ed omissioni, fino a giungere all’immagine-santino di Garibaldi a tutti familiare. Sul personaggio invece c’è molto altro da dire, da chiarire, da domandarsi, come dimostra la richiesta fatta da un lettore de “Il Giornale” a …

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Fenestrelle
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Fenestrelle

Fenestrelle   Se la storia dell’unificazione italiana va riscritta, ci sono interi capitoli che ancora non sono neppure stati abbozzati. Uno di questi, forse il più drammatico, riguarda la repressione subita dalle popolazioni meridionali e in particolare dai soldati che avevano combattuto per la Patria napoletana e ad essa erano rimasti fedeli. Uno spiraglio è stato aperto da Paolo Mieli, rispondendo ad un lettore nella rubrica Lettere al Corriere, pubblicata sul Corriere della Sera di lunedì 11 ottobre 2004, col titolo “Quei borbonici rinchiusi e torturati a Fenestrelle”. «[…] Quanto al caso del carcere di Fenestrelle in cui nel 1861 furono rinchiusi i prigionieri dell’esercito borbonico, ad esso ha dedicato pagine assai interessanti Gigi Di Fiore nel libro I vinti del Risorgimento pubblicato di recente dalla Utet. Di Fiore riporta un articolo dell’epoca pubblicato da La Civiltà Cattolica in cui …

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L’ “Esercito di Franceschiello” – 2

L’ “Esercito di Franceschiello” – 2 La deformazione caricaturale dell’Esercito borbonico, in realtà, non regge neanche più per gli storici di parte liberale più seri. A titolo di esempio riportiamo integralmente il testo di un intervento sul quotidiano Il Mattino del prof. Piero Craveri, docente di Storia Moderna all’Università Suor Orsola Benincasa. Nato a Torino, il prof. Craveri è nipote di Benedetto Croce ed ha militato nel Partito Repubblicano e nel Partito Radicale. «Giornali ed esponenti politici di centrodestra, in questi giorni, hanno rievocato l’esercito di Franceschiello per bollare – in maniera dispregiativa – il governo Prodi in conclave a Caserta. Com’è noto, i borbonici furono sconfitti prima da Garibaldi, poi dall’esercito regio di Vittorio Emanuele II. Da ciò, dopo il 1860, è venuto il modo di dire «esercito di Franceschiello», ossia per segnare l’ineluttabilità di quella vittoria che aveva …

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