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Uno degli slogan più ripetuti dai referendari e che trova molto spesso terreno fertile in ambienti cattolici è quello che dice, più o meno, “io non sono favorevole alla fecondazione artificiale, ma non è giusto impedire di ricorrervi a chi ha un’opinione diversa”. A suo tempo, fu uno dei cavalli di battaglia che funzionarono meglio per imporre la legalizzazione dell’aborto, e ancora oggi molti continuano a ripeterlo senza rendersi conto della trappola che vi si nasconde. L’errore sta nel fatto che in quando si parla di vita umana e del suo valore non si sta trattando di un argomento che possa essere sottoposto all’opinione di qualcuno ma di un assoluto, non negoziabile, indiscutibile. La vita degli esseri umani - embrioni, feti, neonati, bambini, adolescenti, adulti o vecchi che siano – non è può essere sottoposta all’opinione di alcuno. Nessuno può arrogarsi il diritto di stabilire criteri di valutazione, o di durata, o di “qualità” della vita altrui. Si può forse essere “un po’ più vivi” o “un po’ meno vivi”? No, della vita si può soltanto prendere atto. Se il ragionamento “io no, ma …” avesse un qualche fondamento, dovrebbe valere per tutte le azioni umane: “io non ucciderei, ma ….”, “io non ruberei, ma …”, “io non farei violenza ad alcuno, ma …”. Via di questo passo, non sarebbe lecito vietare alcunché, poiché qualcun altro potrebbe avere un’opinione diversa e non sarebbe giusto limitare la sua libertà. È un malinteso “senso della democrazia” che nasconde il più radicale relativismo: non esiste alcuna verità; tutto è opinione; tutte le opinioni, per quanto opposte possano essere tra loro, hanno uguale valore e uguale cittadinanza.
Data creazione : 07/06/2005 - 18:12
Ultima modifica : 10/10/2005 - 10:40
Categoria : Difesa della Vita
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