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La sistematica distruzione della sua memoria storica è stata parte della conquista e colonizzazione del Sud. La rappresentazione deformata e caricaturale della cultura e dei costumi dei popoli meridionali aveva lo scopo di convincerli della propria arretratezza e subalternità. In queste pagine vengono riprodotte fonti storiche, argomenti e notizie utili a rettificare i tanti falsi storici, i miti propagandistici ed i luoghi comuni diffusi ancora oggi sul Regno delle Due Sicilie.

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Difesa della Vita - FA - Cosa vogliono davvero?

La prima annotazione da fare è che le modifiche chieste dai referendum agiscono unicamente sugli articoli qualificanti della legge, quelli che contengono le norme vere e proprie. Restano immutati esclusivamente gli articoli di contenuto amministrativo-burocratico.

 

Quindi, dire, come fanno i referendari, che la legge non viene cancellata da queste modifiche ma soltanto migliorata è falso.

 

Se vincessero i SI’ la legge resterebbe un contenitore vuoto, riportando la pratica della Fecondazione Artificiale (FA) alla situazione precedente, cioè alla totale deregolamentazione.

 

Analizziamo ora il significato e la portata delle cancellazioni previste, scheda per scheda.

 

 

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bambino a 6 giorni

Primo quesito (scheda celeste): Limite alla ricerca clinica e sperimentale sugli embrioni.

Motivazione del fronte referendario: «per consentire nuove cure per malattie come l'Alzheimer, il Parkinson, le sclerosi, il diabete, le cardiopatie, i tumori»

 

La richiesta si fonda su una vera e propria bugia e cioè che le cellule staminali embrionali potrebbero curare tutte le malattie, se solo potessero essere oggetto di ricerca e sperimentazione.

Non è vero: le staminali embrionali non hanno dato alcun risultato scientifico utile ai fini della ricerca di terapie per la cura di malattie. I risultati sono arrivati invece unicamente dalle staminali adulte: in questa “gara” le staminali adulte vincono per 58 a 0. [leggi Staminali: 58 a 0]

 

Ma anche se il rapporto fosse inverso, anche se le staminali embrionali avessero dato stupefacenti risultati per la cura di malattie, ugualmente non sarebbe lecito generare embrioni allo scopo premeditato di ucciderli per utilizzarne le cellule come “farmaci”. Non è lecito uccidere degli esseri umani, che oltretutto non sono in condizioni di difendersi e di esprimere la propria volontà, per la finalità recondita di salvare altri esseri umani.

Ma proprio su questo “dettaglio” si concentrano le polemiche dei referendari: l’embrione, dicono, non è un essere umano e ancor meno lo è nella fase preimpianto – cioè a 4 o 5 giorni di esistenza – perché allora è soltanto un pre-embrione.

Va chiarito subito che la comunità scientifica internazionale ha rigettato il concetto e la definizione di pre-embrione: semplicemente non esiste una fase precedente all’embrione.

Quanto all’embrione, la scienza lo riconosce essere umano a tutti gli effetti, sin dal primo momento del concepimento perché ha un codice genetico (DNA) proprio e caratteristico; perché il suo processo di sviluppo è continuo e non presenta salti di qualità ma trasformazioni, ben conosciute, relative alla fase di crescita; perché da ciascun embrione, alla fine del naturale sviluppo, nascerà indiscutibilmente un essere pienamente umano. [leggi Embrione: la scienza non ha dubbi]

Per tutto questo, non è lecito uccidere, manipolare, clonare, utilizzare per esperimenti o congelare, gli embrioni, così come non è lecito farlo ad un bambino di un anno, ad un cinquantenne o ad un ottantenne, che essi siano o no in buona salute, consapevoli di sé o meno, capaci di esprimere la propria opinione o impossibilitati a farlo.

 

 

1mese.jpg

bambino a 1 mese

Secondo quesito (scheda arancione): Norme sui limiti all'accesso.

Motivazione del fronte referendario: «per la tutela della salute della donna»

 

I referendari dicono che, poiché la legge prevede la possibilità di generare “solo” 3 embrioni, obbligherebbe la donna a sottoporsi a molti cicli di stimolazioni ormonali successivi, con grave danno per la sua salute, dal momento che sono necessari di norma molti tentativi perché la gravidanza vada a buon fine. L’inganno sta nel fatto che la stimolazione ormonale necessaria per produrre 3 ovuli è notevolmente più bassa di quella necessaria per produrne 10 o più e riduce i rischi per la salute della donna. La sindrome da iperstimolazione è ben conosciuta dai medici e comporta gravi scompensi duraturi, a volte persino letali. Obbligare quindi a contenere il grado di stimolazione ovarica è un modo di tutela la salute femminile, non di lederla. Inoltre, le statistiche dimostrano che indurre farmacologicamente la produzione di un numero elevato di ovuli provoca un abbassamento della loro “qualità” e, di conseguenza, un numero più alto di morti embrionali e non aumenta le probabilità di far nascere bambini.

 

Ma i referendari muovono anche l'obiezione opposta, sempre in nome della salute della donna: l'obbligo dell’impianto dei 3 ovuli fecondati le nuocerebbe gravemente e renderebbe impossibile portare avanti la gravidanza, se attecchissero tutti.

La tecnica individuata dalla legge 40, invece, rispetta pienamente i protocolli medici utilizzati in tutto il mondo ed è quella che offre il maggior numero di possibilità di condurre a termine la gravidanza, persino se dovessero sopravvivere tutti e tre gli embrioni. Dati del 2002, relativi a 22 nazioni europee tra le quali anche l’Italia, indicano che nel 89,7% dei casi venivano trasferiti 1, 2 o 3 embrioni e solo nel 9,3% si arrivava a 4 embrioni.

Val la pena di ricordare che la proposta presentata dai DS in Commissione Parlamentare, durante la discussione della legge 40, parlava di 4 embrioni, non divergendo poi molto dall'attuale normativa.

 

 

5mesi.jpg

bambino a 5 mesi

Terzo quesito (scheda grigia): Norme sulle finalità, sui diritti dei soggetti coinvolti e sui limiti all'accesso.

Motivazione del fronte referendario: «per l'autodeter-minazione e la tutela della salute della donna»

 

Se passasse questo quesito cadrebbe ogni tutela del concepito contenuta nella legge 40. 

 

Il primo punto è la richiesta di eliminare i limiti posti alla “diagnosi preimpianto”, cioè all’analisi degli embrioni generati in provetta prima di impiantarli in utero. A prescindere dal fatto che tale pratica causa direttamente la morte di un grande numero di embrioni, le modifiche conducono ad una sola conseguenza: la FA non sarebbe più considerata una tecnica, quella estrema, per superare l’infertilità ma che può essere usata anche da chi potrebbe avere figli per via naturale.

Questo offrirebbe la possibilità di generare embrioni in vitro anche a quelle coppie fertili che desiderano “selezionare” il figlio da far nascere. Il caso più propagandato è quello dei genitori portatori di una malattia genetica che così potrebbero scegliere soltanto gli embrioni sani, evitando di mettere al mondo figli malati. Ma si sono già avuti anche diversi casi di embrioni generati e selezionati in modo da fornire, alla nascita, sangue, midollo, cellule staminali adatti per guarire un fratellino maggiore malato.

Le modifiche all’articolo 1 conducono, di fatto, alla legalizzazione della “selezione eugenetica”, mascherandola dietro la solita “buona intenzione” di non far nascere “infelici”: si potranno generare embrioni su commissione e bambini su misura. A quando, quelli di “razza pura”?

 

Quanto all’autodeterminazione della donna, argomento già ampiamente abusato a suo tempo per la legalizzazione dell’aborto, questa volta consisterebbe nel poter cambiare idea sull’uso della FA anche dopo che gli embrioni siano stati generati, cosa che la legge vieta. Questo significherebbe che, di fronte all’esistenza già in atto di un essere umano, avrebbe priorità il ripensamento della madre, libera di venir meno alle responsabilità che si è assunta - per iscritto - quando ha iniziato la procedura per concepire un figlio, sia pure in provetta. La vita del figlio sarebbe in bilico, quindi, tra il "diritto" della madre di avere un bambino a tutti i costi e la "libera scelta" di non volerlo più. Siamo al gradino più alto della “cultura del desiderio”.

 

 

9mesi.jpg

bambino a 9 mesi

Quarto quesito (scheda rosa): Divieto di fecondazione eterologa

Motivazione del fronte referendario: «per la fecondazione eterologa»

 

È la meno ripetuta delle richieste referendarie, probabilmente perché è la meno difendibile e perché ci si augura che chi voterà SI’ non faccia molte distinzioni tra un quesito e l’altro.

 

Inutile ricordare i tanti casi già avvenuti, anche in Italia, di disconoscimento della paternità, dopo una FA eterologa, cioè con seme o ovulo o entrambi non appartenenti alla coppia.

L’eterologa, raramente necessaria nella realtà clinica, pone soltanto una serie di gravi problemi giuridici e medici, senza offrire vantaggi commisurati. Ne elenchiamo soltanto alcuni: dover distinguere tra paternità legale e biologica; dover contemplare il diritto del nato a conoscere i propri veri genitori; dover considerare la possibilità di future unioni tra consanguinei inconsapevoli di esserlo; dover escogitare sistemi di limitazione del rischio; ecc… Qualunque altro commento è superfluo.


Data creazione : 31/05/2005 - 21:58
Ultima modifica : 10/10/2005 - 10:52
Categoria : Difesa della Vita
Pagina letta 3308 volte


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