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La "dolce morte" di Terri Che l’eutanasia sia un omicidio bello e buono, mascherato da “pietoso estremo rimedio”, è cosa evidente a qualunque osservatore onesto e ragionevole. Anche se, fraudolentemente, si usano termini accattivanti per indicarla - secondo una ben nota e collaudata tecnica atta ad abbassare il livello di repulsione contro idee aberranti che scatta spontaneamente in ogni uomo, provocandone la naturale reazione – l’eutanasia non ha nulla a che vedere con la “dolce morte” o l’ “uscita dignitosa” che ci vanno propagandando. Per coloro che possano avere dei dubbi in proposito, in perfetta buona fede e mossi da sincera compassione per chi soffre, riportiamo gli eventi che si sono succeduti negli ultimi giorni di vita di Terri Schiavo, la quarantunenne statunitense “in coma vigile” o “stato vegetativo” che dir si voglia dal 1990, che, per ordine del Tribunale della Florida, su richiesta del marito, suo tutore legale, è stata uccisa mediante sospensione dell’alimentazione e idratazione artificiale. La documentazione clinica è stata pubblicata su Internet dal blog thrownback.blogspot.com, sito animato da don Rob Johansen, che ha riportato il protocollo di «revisione medica e gestione dei sintomi» stabilito nei minimi dettagli dall'ospedale Florida Suncoast di Tampa, dove Terri era ricoverata e dove è stata praticata l’eutanasia. Dalla cartella clinica si viene a sapere che, dopo la sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione artificiali, a Terri sono state somministrate dosi di farmaci sempre maggiori. Al comparire dei primi dolori, il Naproxen, un antinfiammatorio, è stato somministrato per via rettale ogni otto ore. Poi, la pelle, disidratata, ha iniziato ad ulcerarsi, cominciando dalle labbra. È stato consultato anche uno specialista nel campo della rimarginazione delle ferite. Lo stato si aggrava: la produzione della saliva si blocca, e viene sostituita con un preparato che evita il peggioramento delle lacerazioni e l’emissione di fiato acido; i polmoni, che necessitano della saliva per mantenere umidificate le secrezioni interne, cominciano ad emettere un rantolo continuo, che si cerca di smorzare prima con la scopolamina, somministrata nelle orecchie ogni tre giorni, poi con un aerosol alla morfina; si ferma anche la produzione di urina; lo scompenso elettrolitico, dovuto alla disidratazione, provoca spasmi muscolari incontrollabili, che si cerca di sedare con 5-10 mg di Diazepam ogni quattro ore; alla fine, la dose di sedativo arriva a 15 mg. Nella mattina del 31 marzo 2005, dopo 13 giorni di terribile agonia, un ictus ha posto termine alle sofferenze di Terri. Vi augurereste una morte altrettanto “dolce” e “dignitosa”?
Data creazione : 16/05/2005 - 19:45
Ultima modifica : 10/10/2005 - 10:50
Categoria : Difesa della Vita
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